29.12.05

NEW YEAR'S DINNER RECIPE & PHOTO SWAP




Marcela,Elvira,Melissa ed io invitiamo tutti a venire con noi ad una riunione virtuale, per condividere una, due o tutte le ricette e le foto del vostro cenone di Capodanno.

C'è forse un modo migliore di iniziare l'anno se non con una succulenta sfilata di piatti provenienti da ogni parte del mondo?
Invitiamo tutti i bloggers golosi, ma anche coloro che ci leggono e non hanno un blog, a partecipare a questo delizioso evento!

Si chiama New Year's Dinner Recipe & Photo Swap e per partecipare dovrete pubblicare il vostro post con la ricetta e/o la foto del vostro menu di Capodanno entro lunedí 2 gennaio 2006. Quando avrete tutto pronto, dovrete informare via e-mail a recipephotoswap gli organizzatori e fornire i seguenti dati:
- link al post
- nome del blog
- il vostro nome o il nome dell'autore del blog
- il luogo di residenza
Se non avete un blog, mandate tutto il materiale, che noi ci occuperemo di pubblicarlo.
Cominciamo quindi il 2006 divertendoci con deliziose ricette festive e foto golose! E se ne avete il tempo, rendeteci partecipi dei vostri buoni propositi per l'anno nuovo; saremo felici di conoscerli!
E c'è pure il premio!!!
L'organizzazione avrà il piacere di offrire al post più votato un anno di abbonamento a typepad plus ed un banner personalizzato creato da informatici professionisti; al secondo e terzo classificato, un banner personalizzato.
Per votare:
Potrete votare il vostro post preferito mandando una a questo indirizzo, tra il 3 ed il 5 gennaio 2006.
E se vinci...perché non cedi il tuo premio ad un'altra persona, tanto per iniziare l'anno all'insegna del condividere?
Divertitevi! E auguri di buon anno con tanto amore, salute e buona tavola!

E`LUI!!! E`ARRIVATO! E`IL MIO PACCO DELLA FELICITA`!!!


Era circa l'una. Mi batte ancora il cuore se ci ripenso. Momento di panico in casa Buitrago-Bedana: bolle la carne per il vitello tonnato, soffrigge la cipolla per il sugo alla verza, il vapore avvolge le patate per gli gnocchi, il consorte ed io ci aggiriamo tra i fornelli e... suona il campanello! Accidenti, a quest'ora, corri, corri! E' l'ometto dell'UPS, che arriva come un eroe di guerra in queste sperdute distese di lenticchie, portando un pacchetto dall'Italia tra le mani.
Lascio bruciare la verza, la carne, la patata, che m'importa della cena di fine anno, mi avvento su
di lui, sul mio pacchetto della felicità!
Viene da Roma, non ci posso credere, mi è toccata proprio lei, la mia cara francescav! Ma guarda che le ha fatte proprio bene le cose 'sta fiordizucca!
Questo non è un pacchetto, è un trionfo di Babbo Natale, hai esagggggerato Francesca! E non avresti potuto azzeccarci di più! Ti assicuro che non ci azzecca tanto neanche chi mi conosce da una vita!
Adesso vi elenco il meraviglioso contenuto:


C'è la pasta De Cecco in un formato che qui si trova solo nel Club Del Gourmet del Corte Inglés di Madrid (cioè a 230 km da Salamanca!); io la vedo già in padella con un sughetto ai finocchi, per esempio!

C'è il caffé Lavazza Crema e Gusto, che è pure quello che piace a Francesca, ma come faceva lei a sapere che quello che ci siamo portati dalla Francia in settembre è finito la settimana scorsa?

C'è una mega-"pénnola" (come si dice in Veneto; non esiste in italiano una parola cosí bella per definire il formaggio grana con questa forma) da mezzo chilo di grana padano: sto ancora piangendo dall'emozione! Mezzo chilo di formaggio da grattugiare sulla pasta, Francesca sei pazza, le regole dicevano che fosse un dono "simbolico"!!



E poi c'è il delizioso infuso Giardini d'Africa, solo il nome è tutto un programma, il contenuto non vi dico: rooibos, zenzero, arancio, cocco, mela, pepe, cardamomo. Svengo. Sono già svenuta.


E per finire, due buste di semenze biologiche, catalogna e rucola, perché non so come faceva a saperlo ma è verissimo che io ogni anno in marzo pianto nei vasetti queste cose, che poi mi ci faccio un'unica insalata in tutto l'anno ma curo il raccolto con tanto amore!


E ogni cosa ha la sua bellissima etichetta
con le indicazioni per l'uso!

Alberto (il mio consorte, per i pochissimi che ancora non lo sapessero), ha gioito quanto me nell'aprire questo pacco fatto col cuore e nel constatare che voi (voi due) vi siete ricordati anche di lui. Quindi, dopo una tarda mattinata carica di emozione, niente di meglio che farci l'infuso Giardini d'Africa e sorbirlo lentamente, riconoscenti. Grazie Francesca!!!










22.12.05

¡FELICES FIESTAS!


Ci siamo!!! Mancano ormai soltanto poche ore alle sospirate (??) vacanze (??) di Natale. Questo pomeriggio, verso le 6, prestissimo quindi per l'orario spagnolo, Salamanca era già un caos circolatorio di macchine e pedoni; tutti alla ricerca del regalo dell'ultimo minuto per la suocera o del gamberone per la cena di Natale, tutti coi nervi a fior di pelle.
Io avevo solo voglia di rientrare a casa, chiudermi ermeticamente la porta alle spalle, mettermi le ciabatte, prepararmi una cioccolata calda e sorbirmela lentissimamente in cucina. Pensando che in questi 15 giorni voglio leggere e "spignattare" a volontà.
Berta, George & Mildred, le rane guardiane in versione natalizia, approvano all'unanimità il mio piano.
Auguri a tutti quindi, di tutto cuore. Tonnellate di felicità per l'anno nuovo.
Con todo mi cariño,
Cannella
P.S.:Via libera ai commenti sulle rane, sono già preparata psicologicamente. Il prossimo post invece, dopo il 6 gennaio.

21.12.05

TI SISTEMO PER LE FESTE

E' d'obbligo in questi giorni di nastri e pacchetti dare una sbirciatina alle novità in libreria. Ogni volta mi sorprende di più scoprire che i libri di cucina la fanno da padrone accanto ai best-sellers letterari; in fondo, sempre di letteratura si tratta... I cinque magnifici della cucina spagnola, quelli delle tre stelle Michelin (Adrià, Berasategui, Arzak, Santamaría e Ruscalleda), confessavano qualche giorno fa al quotidiano "El País" di sentire l'esigenza imperiosa di scrivere, di lasciare traccia tangibile della loro arte, che alla fin fine va nella pancia del cliente, nelle pagine di un libro. C'è chi lo fa perché dopo tanta pratica ha bisogno di teorizzare, chi ammette che lo fa per motivi economici (evviva la sincerità di Arzak!), chi come testamento gastronomico... Come filologa posso solo sorridere di soddisfazione al pensiero che, nonostante il trionfo della tecnologia, di internet e delle realtà virtuali, non c'è nulla di più appagante di sfogliare le pagine di un libro. E, grazie al cielo, è cosí ancora per tanta gente.


Tra i miei preferiti, "Lo que hemos comido" (Quel che abbiamo mangiato), di Josep Pla, uno degli intellettuali catalani più notevoli del secolo scorso, che considerava la gastronomia come parte fondamentale della cultura di un popolo. Le foto di Francesc Català- Roca sono magnifiche.
(Editore: Destino, Madrid 2005. 333 pagine, 42 euro)
Un libro che non è un ricettario ma una mini-follia, in cui s'impara come cucinare il cigno, come piaceva il Martini a Hemingway, perché la pipì puzza cosí tanto dopo aver mangiato asparagi o qual è il modo più educato di mangiare i pop-corns al cinema (ammesso che ce ne sia uno). "Miscelánea Gastronómica de Schott", di Ben Schott, El Aleph, Barcellona, 2005. 159 pagine, 19 euro.
Grazie all'accurata selezione gastronomica di una casa editrice asturiana, la Trea, arrivano anche da noi due libri di ricette assolutamente anticonvenzionali. Fa piacere constatare che l'Italia ogni tanto produce ancora qualcosa di intellettuale degno di essere esportato.
"La ciencia en los fogones" (La scienza tra i fornelli), di Davide Grassi ed Ettore Bocchia (Trea, Gijón, 2005. 159 pagine, 19 euro). Storia, idee, tecniche e ricette della cucina molecolare italiana.
"La cocina impudica", (Anonimo, Trea, Gijón, 2005. 143 pagine, 18 euro). Fate largo a questa anonima e libertina donna (almeno io ci scommetto che è femmina, non so se chi l'ha letto sarà d'accordo con me) che narra le sue esperienze culinarie e non nella Parigi dell'inizio del '900. Impossibile non tenere in considerazione ricette del tipo "Zuppa di Afrodite", "Code di gambero allo zenzero e piselli", "Ventre di Venere"...
E per finire non poteva mancare l'ultima uscita dell'enciclopedica opera di Ferran Adrià: "El Bulli 2003-2004", in collaborazione con Juli Soler ed Albert Adrià (336 pagine ed 1 CD-ROM, 140 euro). Adrià ha accumulato ormai un patrimonio di 8000 pagine dal 1983 ad oggi, che ha pubblicato presso la casa editrice di sua proprietà "El Bulli Books". Ai posteri l'ardua sentenza di decidere cosa di tutto ciò rimarrà nella storia della cucina.
Di tutto cuore: E se qualcuno non sapesse ancora lo spagnolo o avesse già letto tutti i titoli sopra indicati, o non avesse spazio sufficiente in casa per ospitare l'opera omnia di Adrià, un umile consiglio: leggetevi mangiarebene, la sezione latte di gallina ;))

18.12.05

MINI PANETTONI



S.O.S.!!! In questo periodo dell'anno mi sento schiacciata dalla forza dei vari turrones y polvorones d' ispanica elaborazione. Come non mai sento la necessità di rivendicare le mie origini e la mia cultura... Nulla di meglio che un bel panettone, in questo caso 12 mini panettoni cotti negli stampini di alluminio dei muffins (in realtà qui questo tipo di stampini serve per cuocere il crème caramel). Alla signora Tommasa ho raccontato che quest'anno il panettone mi è lievitato poco, e che questi sono i risultati; è rimasta parecchio perplessa, però ha detto che il sapore era identico a quello degli anni scorsi (più o meno, dico io).

Per 12 mini panettoni:

- 250 grammi di latte tiepido
- 2 e 1/2 cucchiai d'olio
- 2 cucchiai di zucchero
- 1/2 cucchiaino di sale
- 350 grammi di farina per dolci
- 8 grammi di lievito fresco
- frutta candita mista a volontà
- 3 cucchiaiate di uvetta
- 1/2 cucchiaio di aroma di fior d'arancio
- 1/2 cucchiaino di vaniglia nera liquida

Mettere l'uvetta in ammollo in vino dolce e tagliare la frutta candita a dadini.Sciogliere il lievito nel latte tiepido e preparare velocemente la pasta, mescolando prima gli elementi solidi e poi questi ai liquidi. Strizzare l'uvetta ed aggiungerla all'impasto, cosí come i canditi.Accendere il forno a 50º e, quando avrà raggiunto la temperatura, spegnerlo. Mettervi a lievitare il composto fino a quando non avrà raddoppiato il suo volume (circa 40 minuti). Distribuire l'impasto negli stampini, riempiendoli fino a 3/4; lasciar lievitare ancora nel forno a 50º spento per altri 20 minuti. Accendere infine il forno a 190º e lasciar cuocere i panettoncini fino a quando la calotta sarà scura.
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16.12.05

NATILLAS DI MARTÍN BERASATEGUI


Qui ci sono tre dolci tipici di qualsiasi ristorante tradizionale che si rispetti: natillas (letteralmente "piccole panne"), arroz con leche (riso al latte) e flan (crème caramel). Ovviamente devono essere fatti in casa, o almeno il cameriere al propoterli deve specificare "son caseros", e comunque se sanno di bustina si nota subito. Las natillas non sono né crema cotta né budino, bensí una via di mezzo; sono stata molto contenta quando Martín Berasategui, uno dei miei cuochi preferiti, le ha proposte tra le ricette che cura settimanalmente nel "Semanal" di ABC .

Ingredienti per 4 persone:

  • un litro di latte
  • un pezzo di cannella o la buccio di un limone o una stecca di vaniglia
  • 8 gialli d'uovo
  • la punta di un cucchiaino di farina
  • cinque cucchiai di zucchero

Si fa bollire il latte insaporendolo con l'ingrediente che più ci piace tra quelli indicati; poi si lascia raffreddare un po'. Nel frattempo si battono bene i gialli d'uovo, il pizzico di farina e lo zucchero, fino ad ottenere una crema omogenea e liscia. Si aggiunge a questo composto il latte bollito passato accuratamente per un colino, senza mai smettere di mescolare. Bisogna fare attenzione a non fare grumi. A fuoco lento e senza che raggiunga mai il bollore si fa addensare questa crema, mescolando continuamente. Quando sarà densa a sufficienza si distribuisce in 4 coppette o bicchieri e sopra ogni crema si mette un biscotto secco, che impedirà che la crema faccia una sgradevole pellicola. Raffreddare in frigo prima di servire.

Buon fine settimana!

14.12.05

HORNAZO DE SALAMANCA



Passeggiata gastronomica per Salamanca, parte I

Dopo il giro turistico e dopo le lenticchie dell'Armuña, il giro gastronomico inizia da Salamanca capitale. Ovviamente la prima cosa che mi viene in mente è l' Hornazo, una torta salata ripiena di diversi tipi di affettati di maialino nero, che si mangia tutto l'anno ma che è tipica del Lunes de Aguas, il "lunedí di Pasquetta" salmantino.

La tradizione del Lunes de Aguas è antichissima, risale al XVI secolo, quando Filippo II ordina che le prostitute di Salamanca che abitavano nella Casa de la Mancebía, durante la quaresima abbandonino la città e si stabiliscano oltre il fiume Tormes.

Quindi a partire dal mercoledí delle ceneri le obbedienti prostitute montavano in barca e attraversavano il fiume, rimanendo nel quartiere dell'Arrabal fino al lunedí che segue il lunedí di Pasqua. Il lunedí chiamato Lunes de Aguas (lunedí delle acque), gli studenti, los tunos e il Padre Putas (l'incaricato di occuparsi delle prostitute durante l'esilio della Quaresima) andavano felici a riprendersi le signorine e festeggiavano mangiando hornazo. Oggi le prostitute non sono più costrette all'esilio e la gente di Salamanca compie puntualmente la tradizione di andare a mangiare l'hornazo fuori città durante il Lunes de Aguas. L'hornazo preferito a furor di popolo è quello della confitería Gil; in generale un hornazo fatto a regola d'arte deve avere la pasta piuttosto grossa, tipo pane, e dentro ha jamón, chorizo, lomo adobado e uovo sodo. Il tutto, se possibile, di maialino nero.

12.12.05

CREMA DI LENTICCHIE E PANCETTA



Al giro turistico per Salamanca inizio ad aggiungere un giretto gastronomico. Da due anni vivo nella terra delle lenticchie DOC, una zona a 5 chilometri da Salamanca chiamata l'Armuña. La cucina salmantina privilegia quindi questi legumi, soprattutto nelle zuppe assieme alla cotenna del maiale. Per me è un piatto un po' troppo forte (veramente troppo), però le lenticchie sono cosí buone che ne ho fatta una variante light che fa andare in escandescenze quei carnivori dei miei cognati, per esempio, ma che tutte le mie amiche apprezzano molto.

Per quattro persone:

- 500 grammi di lenticche cotte
- 200 grammi di pancetta affumicata
- un po' di cipolla
- olio
- rosmarino
- una patata, una carota, una gamba di sedano
- un dado, un po' di burro, aroma di noce moscata

Si cuociono le lenticchie lasciandole un po' al dente. In un litro e mezzo di acqua minerale (come fa la Ruscalleda), con le verdure tagliate a pezzi abbastanza grossi, il dado, un po' di olio e burro e l'aroma di noce moscata si prepara il famoso brodetto fiordizucca . In un paio di cucchiaiate di olio si fa insaporire un rametto di rosmarino, che poi si toglierà e, al suo posto, si farà soffriggere dolcemente un po' di cipolla tritata. Quando le lenticchie saranno pronte, si scolano per bene e si aggiungono all'olio e cipolla, facendole insaporire per un po'. Si bagnano col brodettto filtrato e si lascia cuocere per una ventina di minuti, aggiustando di sale. A cottura ultimata si frulla il tutto. In una padellina inaderente si fa tostare senza aggiunta di grassi la pancetta tagliata a dadini, facendo attenzione perché salta, questa disgraziata (me n'è saltato un pezzo in giardino, avevo la finestra aperta e per poco acceco l'ineffabile signora Tommasa, la mia adorabile vicina, che era entrata in quel momento). Si distribuisce la crema nei piatti, si aggiunge la pancetta, qualche crostino di pane ed un filo di olio extravergine.

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9.12.05

DE PASEO POR SALAMANCA



IN GIRO PER SALAMANCA

Qualche giorno fa, in uno scambio di commenti virtuali con francescav , a proposito dell'albero di Natale della Plaza Mayor di Salamanca, che per il primo anno è artificiale, finalmente, però brutto come se fosse stato comprato ai saldi di ferragosto dell'Ikea, ho pensato che vale la pena di raccontare qualcosa della mia città adottiva.
Come si può vedere sulla cartina, qui siamo nel cuore della vecchia Castiglia, a 100 chilometri dal confine del Portogallo e a 230 da Madrid. Siamo lontani sia dal mare che dalle montagne vere e proprie, Salamanca si apre alla meseta, a 800 metri sul livello del mare. Il clima è abbastanza secco, sia in inverno che in estate, e ventilato. Sulle stagioni non saprei cosa dire, in teoria gli inverni dovrebbero essere rigidi e le estati calde, ma con il cambiamento climatico c'è spesso il caos e quest'anno stiamo soffrendo una severa siccità.


Il simbolo della città sono le sue due cattedrali, una romanica (a sinistra in basso nella foto si può riconoscere la sua cupola a squame di pesce) e l'altra gotica (tutto il resto della foto; è la penultima cattedrale gotica della Spagna), inglobate l'una nell'altra grazie ad uno sviluppo architettonico prodigioso. Sono autentiche cattedrali nel deserto, perché chi viene da Madrid percorre oltre duecento chilometri in mezzo a un brullo nulla e le vede spuntare all'improvviso, maestose, all'orizzonte.



Le cattedrali si affacciano sul ponte romano, costruito nel I secolo a.C. sul fiume Tormes e perfettamente conservato, come tanti altri monumenti risalenti all'epoca della dominazione romana, che no sempre fu ben tollerata nella Hispania, ma che dette all'Impero due Imperatori, Traiano ed Adriano, oltre a Teodosio poi, all'epoca della decadenza. Il ponte romano apre l'entrata alla città.



Se le cattedrali sono il simbolo della città, l'università ne è il cuore. Salamanca ha circa 180.000 abitanti ed è una città prettamente universitaria, l'università è l'industria più importante della città oltre al turismo. E' una delle migliori università della Spagna in quanto a numero ed importanza di facoltà; è la più antica (1218) ed è la più prestigiosa per impararvi lo spagnolo, giacché qui si preparano gli esami ufficiali di spagnolo come lingua straniera che poi si svolgono negli Istituti Cervantes di tutto il mondo. Dentro a questo edificio della foto, l'edificio antico, che fu terminato nella seconda metà del '400 dai re cattolici Ferdinando e Isabella, ci ho studiato, mi ci sono sposata, ci ho lavorato e ci lavora mio marito; insomma, è quasi una seconda casa.

La tradizione vuole che chi è capace di individuare la rana seduta su un teschio nell'intarsiatissima facciata di stile plateresco, finirà con successo gli studi e si sposerà felicemente. Io l'ho trovata, nonostante sia miope ;))

Il cuore della vita cittadina è la Plaza Mayor, di cui stiamo festeggiando i 250 anni.


Un altro degli edifici più imponenti della città è il convento di San Esteban, del potente ordine dei Domenicani. Fino a qui venne Cristoforo Colombo per chiedere il permesso per intraprendere il viaggio che lo avrebbe portato a scoprire l'America. La facoltà di teologia dell'università di Salamanca era l'unica autorità che poteva stabilire se fosse opportuno o meno realizzare tale impresa. Il convento contiene anche uno dei molti, meravigliosi chiostri della città. Di fronte a San Esteban c'è il convento de Las Dueñas, il cui chiostro è il mio preferito.


E oltre ai monumenti, alla cultura, all'arte e al sapere, Salamanca è buona gastronomia, vita notturna ai massimi livelli, terra di tori da corrida e tante altre cose. Una città viva e in evoluzione, ma ancora a misura d'uomo.

7.12.05

CASA MIRA, il torrone spagnolo più buono del mondo



Già da un paio di settimane i supermercati sono invasi dalle specialità gastronomiche natalizie, soprattutto dal turrón. Il classico Jijona, una morbidissima pasta di miele e mandorle, l'Alicante(che può essere di mandorle, di giallo d'uovo, di cioccolato o di cedrini) ed il Cádiz, sono i tre tipi di torrone tradizionali della Spagna, che non hanno niente a che vedere con le elaborazioni industriali di mille cosiddetti gusti diversi che troviamo oggi in commercio.

Non c'è niente di più tradizionale e buono del torrone di Casa Mira, nel cuore del vecchio Madrid, zona Puerta del Sol. Dal 1842 questi artigiani del torrone elaborano i loro torroni a mano, senza conservanti né additivi e con materie prime di primissima qualità. Né è passato del tempo da quando Luis Mira, confettiere di Jijona si mise in viaggio con un carico di torrone a dorso di mula verso Madrid, per vendere il torrone in una bancarella della Plaza Mayor. Dovette tornare indietro tre volte, perché vendette tutto il carico strada facendo. Oggi la confetteria è gestita dalla sesta generazione.

Non solo torrone sui centenari scaffali del negozio, ma anche ogni variante del dolce alimento di Jijona: torroni al cocco, torte imperiali, zuppa di mandorle, figurine di marzapane, frutta confettata, marron glacé, polvorones... Impossibile descrivere a parole, obbligatorio assaggiare.

Per farsi solo una pallida idea si può visitare il sito www.jijona.com

5.12.05

TORTA DI FARINA CASTAGNA, SALSICCIA E PISTACCHI


E rimaniamo pure in tema di castagne, con questa versione salata e reinterpretata my way del castagnaccio (più o meno). Una dose ideale per una cena per due persone (beh, qualcosa è avanzato per l'aperitivo del giorno dopo, però non consiglio che avanzi perché quando si raffredda diventa gommosa e non rinviene più nemmeno se si scalda in forno).
  • mezza cipolla
  • 150 grammi di salsiccia
  • 100 grammi di farina castagna
  • 50 cl di latte
  • 50 grammi di pistacchi pelati
  • 1 uovo
  • cannella in polvere
  • zucchero
  • olio extra vergine
  • sale, pepe, Tabasco

Tagliare la cipolla sottilissima e stufarla a fuoco lento in un po' d'acqua e un paio di cucchiaiate d'olio. A metà cottura aggiungervi la salsiccia senza pelle, tagliata a pezzettini.

Quando tutto il liquido si sarà assorbito, aggiungere sale, pepe, un po' di Tabasco, mezzo cucchiaio di zucchero (meglio se di canna grezzo) ed un pizzico di cannella. Terminare di cuocere la salsiccia e poi mettere da parte.

Preparare la pastella di base mescolando la farina, il latte, l'uovo e 100 cl di acqua. Salare, pepare, aggiungere un pizzico di cannella e ottenere una crema senza grumi.

Tritare i pistacchi, non troppo finemente.

Foderare uno stampo di 28 cm di diametro con carta da forno, oppure oliarlo bene e cospargerlo di pan grattato. Versarci sopra la salsiccia con la cipolla e poi la crema. Terminare con i pistacchi e mettere in forno caldo, a 200º per 30 minuti. Servire tiepida.

2.12.05

LA ZUPPA DI CASTAGNE DELLA GALIZIA



In autunno arrivano le castagne, soprattutto quelle della Galizia, che sono molto famose (anche se è obbligatorio ricordare quelle catalane del Montseny o della Garroxa, per esempio). Nei giorni di San Martino un po' ovunque in Galizia si festeggia il magosto, cioè la festa di esaltazione della castagna, basata su ancestrali riti celtici. Si arrostiscono tonnellate di castagne, si balla, si canta e si organizzano giochi. Quando finisce la festa è obbligatorio tingersi la faccia di nero con la cenere in cui si sono cotte le castagne. Fresca, bollita, alla brace, in puré, in marrón glacé o, come in questo caso, in zuppa, l'importante è fare onore alla castagna.
Fare un brodo con:
  • porro
  • cipolla
  • carota
  • rapa
  • sedano

Lasciarlo bollire per venti minuti e poi aggiungere le castagne pelate; salare e lasciar cuocere a fuoco vivo fino a che le castagne non saranno cotte. Mettere le castagne con due o tre mestoli del brodo di cottura filtrato nel mixer, fino ad ottenere una crema. Filtrare il rimanente brodo e aggiungerlo alla crema per ottenere la consistenza desiderata. Servire con crostini di pane.

DI TUTTO CUORE:

La quantità di castagne da aggiungere al brodo dipende dal gusto personale. Al brodo si può aggiungere una chirivía (pastinaca, se si trova in commercio) e alla crema finale un paio di cucchiaiate di panna, se si opta per utilizzare poche castagne.

1.12.05

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